Ho fatto un incidente un mese fa e sono ancora a piedi

Il 1 maggio ho avuto la brillante idea (sì, sì, lo so, non si possono prevedere queste cose e bla bla bla) di andare a fare una gita fuori porta dopo pranzo.
Così ci mettiamo in auto io, il mio compagno e una delle mie migliori amiche e partiamo.
“Passiamo da casa, così ti cambi la maglietta” dice la mia amica, dato che come tutti i bambini di cinque anni mi ero sporcata mangiando.
“Ma no, è già tardi” rispondo io.
Indovinate chi si sta ancora pentendo di quella decisione.

Meno di mezz’ora dopo siamo sulla tangenziale di Torino, uno dei luoghi più pericolosi di tutt’Italia dove gli automobilisti sono posseduti da Satana, e la conversazione riguarda giusto giusto gli incidenti. Con i motociclisti, per di più.

Ora, premetto che io adoro guidare, mi piacciono i tragitti lunghi, non ho problemi a guidare per lunghe ore e, cosa forse più strana, preferisco guidare di notte. Tutto ciò semplicemente per dire che non ho il piede leggero.

Stavo dunque andando ai 130 km/h nella terza corsia, chiacchierando di automobilisti imprudenti, quando vedo in lontananza una simpatica coda. Impreco – odio le code – e rallento subito senza problemi.
Un motociclista mi si infila davanti (senza freccia e a distanza ravvicinata) dalla seconda corsia, freno per evitare di ucciderlo e gli suono un paio di colpi di clacson imprecando ulteriormente.
“Meno male che avevo già rallentato e che ho dei buoni riflessi”, penso.
Non faccio in tempo a finire di pensare la frase che mi ritrovo sbalzata in avanti con violenza, finisco addosso al motociclista che rovina a terra.
La mia amica grida, il mio compagno non emette un fiato, e in quei secondi concitati il mio unico pensiero è “dovevo restarmene a casa”.

Il motociclista da terra mi guarda e mi fa il gesto di “ma che cazzo fai” (e chi lo biasima), il che mi rassicura sul fatto che sia vivo e vegeto. Mi accerto che il mio compagno e la mia amica stiano bene e mi precipito sia dal ragazzo in moto che dal tamponatore (che ha terminato la sua corsa più avanti rispetto a me, dopo avermi presa si è buttato contro il guardrail e si è rifatto la fiancata).
Miracolosamente, nessuno di noi – né io, né i miei due passeggeri, né il motociclista, né il signore che ci ha tamponati – si è fatto un graffio.

Invece la mia bellissima bambina, la mia piccola (Grande) Punto del 2012, con appena 60mila km, a cui avevo cambiato le gomme e rifatto i freni a novembre, a cui avevo fatto il pieno il giorno prima è distrutta: ha grossi danni sia davanti che dietro, ma non serve che ve lo spieghi perché le foto parlano da sole.

Passato lo spavento, mentre sono ancora in tangenziale ad aspettare il carro attrezzi, mi angoscio proprio per le condizioni dell’auto. Ma sono ancora ottimista, abbiamo un’ottima assicurazione, abbiamo ragione, mi ripagheranno i danni.

E invece oggi è il 4 di giugno, sono passati più di 30 giorni dall’incidente e la mia macchinina è ancora là, in carrozzeria, ad attendere il suo destino, e io sono a piedi. Sorvolerò su quanto io DETESTI non avere una macchina e mi focalizzerò sul fatto che secondo il perito (e Quattroruote) una Grande Punto del 2012 con 60mila km e in perfette condizioni vale appena 3100€.
I danni ammontano a più del doppio, e la cosa che mi fa impazzire è che oltretutto sono solo di carrozzeria: nessun danno al motore o alle parti meccaniche.
La riparazione è antieconomica, e anche se magari attraverso un’infortunistica riuscirò a recuperare qualcosa di extra – rottamazione, fermo del veicolo, nuova immatricolazione ecc – l’assicurazione non coprirà i costi per intero. Perché la legge dice che, se il veicolo vale considerevolmente meno rispetto al costo necessario alla riparazione, qualora venissi risarcita avrei un guadagno, quindi è un illecito.
Non importa che cercando un’auto nelle stesse condizioni della mia non si riesca a spendere meno di 5000€; non importa che quell’auto funzionasse perfettamente e non avesse il minimo bisogno né di riparazioni né tantomeno di essere sostituita; non importa che io abbia subito un danno consistente e sia appiedata da più di un mese.
Per la legge io ci GUADAGNEREI, se mi riparassero la macchina.
Ma certamente. Che enorme guadagno riavere la propria macchina funzionante e nelle stesse condizioni di prima!

Non è nemmeno un problema di le assicurazioni non vogliono pagare: anche se volessero, c’è una legge che glielo impedisce.
Sì, ci sono diverse sentenze che dicono invece il contrario e hanno obbligato le assicurazioni a restituire il veicolo incidentato nelle condizioni originali, ma non siamo in Inghilterra o in America, dove esiste il common law e una sentenza crea un precedente: potrei tranquillamente trovare un giudice che invece dà ragione all’assicurazione – d’altronde, la legge è quella.
Senza contare il tempo (e i soldi) necessari per andare in causa.

Sono amareggiata. E incazzata, e odio essere finita in questa situazione. Ma soprattutto possiamo trarre un grande insegnamento da tutta questa storia: le gite fuori porta nei giorni in cui tutti vanno in gita fuori porta non si devono fare. E se un’amica ti dice “vatti a cambiare che ti sei sporcata” bisogna darle retta.

(Le immagini arrivano dall’articolo di Quotidiano del Venariese, che svela anche come la coda che aveva costretto tutti a fermarsi fosse stata provocata da un altro incidente – un one solo car, in questo caso.)

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